Leggende (A. Belluno)

 

                                           Leggende e storie raccolte lungo il cammino     

 

  http://www.pellegrinibelluno.it/index.asp?page=leggende

 

  Nei suoi mille e più anni di vita, il cammino ha raccolto lungo il suo percorso, numerose storie e leggende che mescolano fantasie popolari a traccie di verità. Succede poi che le stesse storie vengano raccontate con sfumature diverse. In questa sezione ho raccolto alcune di queste storie/leggende così come le ho lette e sentite. Se qualcuno le ha conosciute con versioni un po' diverse non si meravigli; il cammino ha mille anni di storia e si sa che con l'età la memoria vacilla.

 

- Zubiri - Puente de la rabia

- Obanos - La leggenda di e Santa Felicia di Aquitania

- Pamplona - L'asino di San Giacomo -

- Alto del Perdon - La leggenda della Fuente reniega

- Puente la Reina - El pajarito e la virgen

- Estella - Los pastores

- Estella - La vergine e il bimbo che cambiò di posizione

- Los Arcos - La vergine e il raggio di sole

- Nájera - La collina di Rolando

- La Rioja - Il pellegrino e la finta cavalla

- Santo Domingo de la Calzada - Il miracolo del gallo e la gallina

- Montes de Oca - Le streghe dei Montes de Oca

- San Juan de Ortega - La chiesa e il raggio di sole

- Burgos - El Cristo crucificado de la catedral

- Castrojeriz - El Fuego de San Antón y los monjes antonianos

- Castrojeriz - Nuestra señora del Manzano, de los albañiles

- Frómista - El milagro de la patena

- Carrión de los Condes - Il tributo delle 100 donzelle

- Sahagún - I maiali pescati nel fiume

- Puente de Orbigo - La sfida del "puente de Orbigo"

- Furelos - El Cristo de la mano tendida nella chiesa di San Juan

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  Zubiri - Puente de la rabia

  Tra Roncisvalles e Logrono ci sono numerosi piccoli paesi che ancor'oggi, vivono di allevamento e agricoltura. Tanti anni orsono, molti animali selvatici popolavano la zona ed era facile che la rabbia, una malattia infettiva che si trasmette anche all'uomo, potesse attaccare anche gli animali domestici dei villaggi.   Così per proteggere e guarire gli animali da questa malattia, veniva fatto fare loro, tre giri attorno al pilone centrale, sotto l'antico ponte gotico di Zubiri sulle acque limpide del rio Arga. In questo modo si credeva che gli animali fossero mondati e protetti dalla terribile malattia. Per questo motivo il bellissimo ponte venne chiamato "puente de la rabia".

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  Obanos - I misteri di Obanos e la leggenda di Santa Felicia di Aquitania

  E' una delle storie/leggende più belle e tragiche del cammino. Siamo nel XIV secolo e una principessa che faceva il cammino di Santiago, Felicia di Aquitania, convertita dall'esperienza del cammino, all'amore verso il prossimo e alla povertà, decise di non fare più ritorno alla corte del padre. Divise i suoi averi con i poveri, si dedicò alla preghiera e iniziò ad occuparsi degli infermi. Allora il padre mandò il fratello, il duca Guglielmo a riprenderla. Davanti al suo rifiuto di tornare a casa, Guglielmo la uccise proprio nella piccola cappella che Felicia stessa, aveva fatto costruire per pregare e accogliere i poveri e gli ammalati.

  Pentito amaramente del gesto fatto, Guglielmo andò a Roma e confessò al papa il peccato commesso. Come penitenza il pontefice lo obbligò ad andare in pellegrinaggio fino a Santiago de Compostela. Al ritorno da Santiago, giunto a Obanos avvertì la stessa chiamata della sorella e decise quindi di fermarsi e non tornare più a casa. Piangendo per il suo peccato, continuò fino alla morte l'opera del lei intrepresa, aiutando i poveri e gli infermi. Divenne San Guglielmo. Una stele all'eremo di Arnotegui ricorda il fatto.

  Ogni anno, il 25 luglio festa di San Giacomo, nella piazza di Obanos viene fatta una rappresentazione che ricorda la loro storia.

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  Pamplona - L'asino di San Giacomo

  Giunse a Pamplona un pellegrino Francese con la sua famiglia. Decise di fermarsi per riposare, recuperare le forze e prese alloggio in una locanda della città. La moglie del pellegrino si ammalò e pertanto fu costretto a fermarsi più tempo di quanto aveva previsto. La malattia si aggravò e la moglie morì. Quando venne il momento di partire, il locandiere senza tener conto del grave lutto che aveva colpito la famiglia del pellegrino, ne approffittò e gli presentò un conto molto oneroso sotenendo che si era fermato troppo a lungo. Il pellegrino non aveva una tal somma per pagare il conto e lasciò in cambio il suo asino anche se, così facendo, avrebbe dovuto proseguire a piedi con i suoi due bambini piccoli. Distrutto dal dolore, ma pieno di fede si mise in marcia e pregò San Giacomo perchè gli desse un aiuto.

  Uscito da Pamplona incontrò un vecchio che gli si avvicinò e gli diede in prestito un asinello perchè lo aiutasse lungo il cammino. Quando arrivò a Santiago, il pellegrino ebbe in visione l'apostolo Giacomo e riconobbe, in quella immagine, il vecchio di Pamplona che gli aveva prestato l'asino. Di ritorno passò ancora per quella città e scoprì che il cattivo locandiere era morto per un incidente. La gente diceva che era stata una punizione divina per la mancanza di carità nei confronti del pellegrino.

  Questa leggenda è la n° 6 di 22 che si raccontano nel Codex Calixtinus. Il codex Calixtinus prende il nome dal papa Calisto II che incluse in tale codice, la prima guida storica e documentata del cammino scritta dal monaco Aymeric Picaud nel 1109.

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  Alto del Perdon - La Fuente reniega

  Lasciata Pamplona, sul ripido passaggio dell'Alto del Perdon, un pellegrino assetato e stanco fu tentato dal diavolo che si offrì di indicargli una fonte nascosta se avesse rinnegato la sua fede. Il pellegrino anche se ormai sfinito e sul punto di morire, non cedette alla tentazione. In quel momento apparve San Giacomo vestito da pellegrino che per ripagarlo della fedeltà dimostrata, lo accompagno alla fonte nascosta e gli diede da bere con la sua conchiglia.

  Oggi a pochi metri dalla cima dell'Alto del Perdon, la "fuente" c'è ancora e in qualche periodo dell'anno, zampilla un filo di preziosa acqua.

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  Puente la Reina - El pajarito e la virgen

  Nella città di Puente la Reina dove confluiscono i due cammini Pirenaici provenienti da Roncisvalles e da Somport, sotto un'arcata del ponte dei pellegrini, fatto costruire sul rio Arga, da donna Mayor regina e sposa di Sancho III el Mayor re di Navarra, in un punto di diffice accesso, era incastonata una statua raffigurante la Vergine Maria.

  Ogni anno alla celebrazione della festa più importante della città e della Regione, arrivava un uccellino che bagnava le sue ali nelle acque del fiume e con esse puliva e rendeva splendida l'immagine, e aiutandosi con il becco toglieva ogni traccia di sporco.

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  Estella  - I pastori

  Alle falde del monte Puy i pastori della zona, usavano spesso riunirsi con le loro greggi. Un giorno videro sulla cima del monte cadere molte stelle. Si diressero in quel luogo e trovarono una caverna con dentro un'immagine della Vergine Maria. Molto sorpresi e increduli, avvisarono dell'accaduto le autorità della parrocchia. Il prete ed una comitiva salirono alla caverna e quando videro la statua, cercarono di rimuovela, ma non ci riuscirono. Una forza misteriosa la teneva inchiodata, bloccata e non si riusciva a smuoverla neanche di un centimetro. La Vergine non voleva essere portata via. Così sul posto elevarono un santuario.

  Era l'anno 1085 e in Navarra regnava il re Sancho Ramirez che decise di fondare nel medesimo luogo una città: Estella (stella, Astro).

  Oggi l'immagine della madonna è conservata all'interno Basilica de Nuestra Senora del Puy. La chiesa odierna in stile barocco e posta sullo stesso luogo del santuario originale, venne completata nel 1951 sulla pianta di una costruzione del 1929.

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  Estella - La Vergine e il bimbo che cambiò di posizione

  Nella lunetta sopra la porta d'entrata della chiesa de Rocamador all'uscita di Estella, si può vedere una statua di Nostra Signora la Regina, la quale, contro ogni tradizione, tiene il bambino che dorme sul braccio destro anzichè su quello sinistro.

  Racconta la leggenda che un pellegrino fu accusato della morte di un uomo avvenuta durante i festeggiamenti per Santiago. Anche senza alcuna prova, il pellegrino fu egualmente condannato a morte, nononstante proclamasse la sua innocenza. Quando si trattò di eseguire la sentenza, il pellegrino, da sopra al patibolo in cui si trovava, chiese la parola e dichiarò come testimonianza della sua innocenza, che in questo momento il bimbo che la vergine de Rocamador cullava in braccio, avrebbe cambiato posizione. I presenti andarono a verificare e dovettero confermare il prodigio. Il pellegrino fu così liberato e potè continuare il suo cammino.

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  Los Arcos - La statua illuminata dal sole una volta all'anno

  Al centro del bel portale della chiesa di Santa Maria a Los Arcos, è scolpita una statua della Vergine che è sempre in ombra per 364 giorni all'anno. Il 15 giugno di ogni anno e solo in quel giorno, la Vergine viene accarezzata da un raggio di sole e gli abitanti del luogo sono molto attenti a verificare che ciò regolarmente avvenga.

  Eventi simili si presentano anche in altri siti, in modo particolare in occasione degli equinozi come ad esempio nel caso del capitello dell'annunciazione di San Juan de Ortega.

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  Nájera - La collina di Rolando (el poyo de Roldàn)

  A tre chilometri circa da Najera si trova il poyo (collina) di Rolando una piccola altura che rievoca la vittoria del paladino Rolando sul gigante saraceno Ferragut. Racconta la leggenda che verso l'800, Rolando paladino di Francia e fedele condottiero di Carlo Magno, arrivò a Nájera per liberare i cavalieri cristiani che Ferragut, gigante Siriano discendente di Golia, teneva prigionieri nel suo castello. Ferragut era più forte di Rolando e aveva sconfitto tutti i migliori cavalieri di Carlo Magno che avevano osato sfidarlo.

  Un giorno, dalla collina (il poyo), Rolando vide il gigante seduto sulla porta del castello, prese una grossa pietra rotonda che pesava più di 20 Kg, gliela scagliò contro colpendolo in fronte, uccidendolo. Liberata così la città dal temibile gigante, le truppe di Carlo Magno poterono entrare e liberare i prigionieri.

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  La Rioja - La cavalla finta

  Un pellegrino sfinito dalle fatiche del cammino disse: "Cosa non darei per una buona cavalla!". Come ebbe finito di pronunciare tali parole, una splendida cavalla gli si presentò davanti e gli si avvicinò. Senza pensarci due volte, il pellegrino montò in sella e immediatamente l'animale iniziò una incredibile galoppata. Entusiasta e incredulo, il pellegrino disse: "Santo Dio, che magnifico animale!". Neanche il tempo di finire queste parole che l'animale si bloccò di colpo e improvvisamente il pellegrino si trovò sul dorso di una vecchia maleodorante e rugosa che lanciava improperi e maledizioni nei suoi confronti.

  Sconvolto e spaventato, il pellegrino a gambe in spalla fuggì di corsa e si arrestò solo quando si rifugiò presso l'ostello dei pellegrini di Santo Domingo de la Calzada. Raccontò al sacerdote quanto accaduto e questi rispose: "non ti accadrà più niente di simile se porterai con te, un rosario!"

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  Santo Domingo della Calzada - Il miracolo del gallo e la gallina

  Attorno al 1300, una copia marito e moglie di Colonia, in pellegrinaggio a Santiago con il loro giovane figlio poco più che adolescente, ma molto sveglio a quel che pare, presero alloggio nella locanda del paese. La figlia della locandiera si invaghì del giovane, ma questi per timore dei genitori, resistette alle sue seduzioni. La giovane allora, per vendetta, nascose nel sacco di lui un vaso d’argento e alla sua partenza, lo accusò di furto. Catturato, fu condannato a morte per impiccagione. I genitori distrutti dal dolore ma pieni di fede continuarono il loro pellegrinaggio.

  Di ritorno passarono per la stessa locanda dove trovarono il figlio vivo e vegeto. Questi raccontò loro che a salvarlo era stato proprio San Giacomo il quale durante l'esecuzione capitale lo sostenne per i piedi impedendo al capio di serrargli il collo. Il padre incredulo e convinto di essere stato turlupinato dal figlio desideroso solo di rimanere con la giovane locandiera, sentenziò che avrebbe prestato fede al suo racconto, solo se i due galletti arrostiti che gli erano stati serviti per la cena, e messi in bella mostra sulla tavola imbandita, fossero tornati anch'essi in vita. Subito i galletti si alzarono, ripresero le piume e si misero a cantare.

  Da allora un gallo e una gallina bianchi (oggi offerti da famiglie locali e sostituiti ogni 15 giorni) sono posti in una gabbia all’interno della chiesa. Nel medioevo i pellegrini ne raccoglievano le piume cadute e le esibivano sui loro cappelli. Oggi la gabbia è in stile tardo gotico, con rete dorata, in linea con lo stile della cattedrale. Quando un pellegrino entrato in chiesa, sente il canto del gallo è considerato di buon auspicio per il resto del viaggio fino a Santiago.

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  San Juan de Ortega - Il raggio di sole all'equinozio.

  Il 21 marzo e il 22 settembre di ogni anno in corrispondenza degli equinozi di primavera e d'autunno, quando il giorno e la notte (simbolo del bene e del male) durano lo stesso tempo, nel capitello della chiesa si verifica un curioso fenomeno che non può essere considerato casuale. Al tramonto del sole, alle 5 " de la tarda" (della sera) e per una durata di 10 minuti, un raggio di sole va ad illuminare i bassorilievi di un capitello che raffigurano in sequenza l'Annunciazione, la Nascita, l'Epifania e l'annuncio ai pastori, di Gesù. Sembra che la Vergine anzichè guardare l'angelo dell'annunciazione come sarebbe naturale, diriga il suo sguardo, proprio verso il raggio di sole.

  Si tratta di un indimenticabile e spettacolare gioco di luce, sicuramente voluto, studiato e non casuale, che unisce fenomi astronomici a visioni mistiche. E' un aspetto che spesso si ripete nelle architetture d'un tempo soprattutto nel mondo cosidetto "pagano". Segno inequivocabile dell'attenzione ai fenomeni "celesti", che scandivano lo scorrere del tempo di anno in anno, di stagione in stagione.

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Sahagún - I maiali pescati nel  fiume

  Sahagún è la città dei santi Facundo e Primitivo, due fratelli legionari romani convertiti al cristiansimo che vennero martirizzati ed annegati nel rio Cea ai tempi di Diocleziano. La leggenda racconta che nel XIII secolo la città era sotto l'influsso totale del monastero di San Benito considerato il "Cluny" (noto monastero francese) spagnolo.

  La dominazione del monastero sulla popolazione era tale che arrivò ad imporre penitenze come la proibizione di mangiare carne, obbligando la gente a comprare il pesce dai monaci stessi che praticavano la pescicoltura. Davanti a questa imposizione la gente cominciò a gettare i maiali nel fiume per poterli pescare e mangiare come pesce senza rompere in questo modo la penitenza ....... come dire fatta la legge, trovato l'inganno!

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  Carrión de los Condes - Il tributo delle 100 donzelle

  Siamo attorno al X secolo. I Mori dominano gran parte della Spagna e ogni anno obbligano le popolazioni sottomesse ad un tributo di 100 giovani donne. Carrión rimase libera da questo obbligo quando gli islamici che arrivarono in paese per riscuotere il "pegno", furono allontanati da quattro feroci tori usciti dal vicino eremo.

  Sul portale della chiesa di Santa Maria del cammino, sono scolpite quattro teste di toro che ricordano tale fatto.

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  Montes de Oca - Le Streghe dei Montes de Oca.

  Si racconta che a Villafranca Montes de Oca, un gruppo di giovani del luogo, si divertisse a travestirsi da strega per spaventare i pellegrini che passavano su quella strada tanto che una alone di mistero e di paura circondava il passaggio tra quei luoghi.

  Un tardo pomeriggio, sicuri della loro forza, videro una pellegrina alta e snella che si avvicinava tutta sola. Ripetendo un rituale ormai collaudato, i giovani balzarono fuori all'improvviso, gridando e picchiando con le loro scope la povera pellegrina che però non dava nessun segno di paura e si manteneva tranquilla e impassibile. Provarono ad intimidirla urlando più forte e gridando parolacce e ingiurie. Ad un certo punto la donna si girò verso di loro con uno sguardo agghiacciante che non era certo di paura per ciò che stava subendo, ma piuttosto di minaccia; lei infatti era una strega vera. Immediatamente si levò in volo passando sopra le loro teste. I giovani vennero presi dalla paura, lanciarono lontano le loro scope e fuggirono correndo spaventati a morte.

  Si racconta che da quel giorno, dalla paura subita, non abbiano più smesso di scappare e il cammino attraverso i Montes de Oca ritornò ad essere sereno e tranquillo.

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  Burgos - El Cristo crucificado de la catedral

  Il Cristo crocifisso della cattedrale di Burgos è una delle immagini che suscita più devozione da parte dei suoi abitanti. Si racconta che un ricco mercante amico degli Agostiniani (monaci missionari) in procinto di partire per un viaggio nelle Fiandre, li supplicò di pregare per il buon andamento del suo viaggio promettendo che al ritorno avrebbe fatto loro un regalo. Durante il viaggio di ritorno fatto via mare, mentre si dispiaceva per non aver procurato nessun regalo e quindi non aver mantenuto la parola data, vide galleggiare sopra le onde, una cassa di legno. Issatala a bordo, scoprì che conteneva un crocifisso a grandezza naturale. Subito pensò ecco, questo sarà il mio regalo. Quando arrivò a Burgos avvenne una cosa strana perchè tutte le campane della città cominciarono a suonare a festa da sole.

  A questo Cristo in croce vengono attribuiti molti miracoli; addirittura nel XVI secolo si scriveva di ben 18 morti miracolosamente ritornati in vita. Il crocifisso stupiva, perchè era fatto con un materiale sconosciuto. Gli abitanti del luogo affermavano che fosse fatto di pelle di bufalo trattata con sostanze vegetali che davano alla materia una plasticità unica tale da rendere quasi reali, gli arti e il volto di Gesù. Racconta la tradizione che addirittura i capelli avessero la ricrescita e che i chiodi fossero veri.

  Si dice infatti che Isabella la Cattolica, forse un po' scettica su quanto veniva raccontato di tale crocifisso, durante una visita, pretese di levare uno di questi chiodi per verificare se realmente fosse un chiodo vero; infatti il chiodo si sfilò proprio come un vero chiodo e il braccio del Cristo cadde come quello di una persona vera. La regina rimase sconvolta e riconobbe che quanto veniva affermato sul crocefisso era vero e chiese perdono per la sua diffidenza.

  Note e curiosità: E' singolare come a volte molte cose si incrocino. Una amica siciliana leggendo questa pagina, ha scoperto che nel suo paese di Scicli in provincia di Ragusa nella sacrestia della chiesa di San Giovanni evangelista ci sia un dipinto che ricorda in tutto il Cristo di Burgos. La presenza a Scicli, nella chiesa di San Giovanni, di tale dipinto si giustifica perché la fondatrice del monastero annesso alla chiesa, donna Giovanna Di Stefano, baronessa di Donnabruna, era moglie di Don Girolamo Ribera la cui famiglia, di origine spagnola, era arrivata a Scicli nella seconda metà del secolo XVI.

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  Castrojeriz - El Fuego de San Antón y los monjes antonianos (il fuoco di San Antonio e i monaci Antoniani)

  Vicino a Castrojeritz si trovano le maestose rovine del monastero di San Antón. Fu sede in antichità dell'ordine dei frati Antoniani che si dedicavano al ricovero e alla cura degli ammalati del "fuego de San Antón", cosi chiamato per la sensazione di bruciore interno che prendeva chi ne era affetto e che poteva in certi casi, sfociare in processi di cancrena alle estremità.

  Questo ordine monastico, come succedeva per altri ordini, era avvolto da un alone di mistero e misticismo perchè, offriva riparo e ricovero esclusivamente a questi malati. Agli altri pellegrini infatti che transitavano da quelle parti, affinchè potessero proseguire il cammino, veniva dato loro solo del cibo che veniva calato con un verricello. I resti di questo verricello sono ancora visibili tra le impressionanti rovine del monastero. In questo luogo venivano curati gli infermi ed in cambio dell'ospitalità, essi offrivano della legna. Quando la malattia era molto grave in alcuni casi estremi, i monaci dovevano procedere anche all'amputazioni degli arti in cancrena. Succedeva quindi che chi guariva senza problemi di questo tipo offrisse ex voto, di legno o cera, che riproducevano le estremità guarite ........ il che fece diffondere la cattiva nomea, che i monaci esibissero le membra amputate dei poveri ammalati.

  Oggi si presume che tale malattia fosse causata da un parassita presente nella segala. Nel nord Europa, dove il pane di segala era un alimento fondamentale, la malattia era molto diffusa. I pellegrini ammalati che entravano in Spagna, dove non si consumava tale alimento, venivano curati, tanto da permettere loro di arrivare fino a Santiago completamente guariti. Le guarigioni venivano così attribuite all'intercetazione di San Giacomo apostolo e ai frati Antoniani che in questo modo accrescevano la loro fama di guaritori, in tutto il continente.

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  Castrojeriz - Nuestra Señora del Manzano, protettrice dei muratori (albañiles)

  Racconta la leggenda che San Giacomo sopra un cavallo bianco fece un grade salto fino al castello di Castrojeritz finendo sopra un albero di melo. A seguito di tale balzo, in una cavità dell'albero venne trovata una statua della Vergine che da allora si venera nella "Collegiata del Manzano". Questa immagine fu l'ispiratrice della "cantica di Santa Maria" di Alfonso X il saggio, nella quale il re magnificava i miracoli che la Vergine aveva compiuto protteggendo i muratori dai molti incidenti avvenuti, mentre stavano costruendo la chiesa a lei dedicata (cadute dalle impalcature, schiacciamenti da pietre o travi ecc.).

  Sul portone del santuario sono inchiodati i ferri del cavallo che la tradizione vuole siano quelli del cavallo di San Giacomo quando fece quel prodigioso salto.

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  Frómista - Il miracolo del piattino d'argento e l'ostia.

  Nella chiesa di San Pedro in Fromista, si trovano un piattino d'argento (patena) con un'ostia, oggetti di un miracolo. Il fatto avvenne nel XV secolo quando un furioso incendio distrusse l'hospital dei pellegrini annesso alla chiesa di San Martino. L'amministratore che venne incaricato della ricostruzione andò da un ebreo del luogo a chiedere un prestito per coprire le spese dei lavori. Scaduti i termini per la restituzione del denaro, non essendo in grado di pagare il debito assunto, l'amministratore venne scoperto e dal momento che chiedere prestiti in denaro era considerato dalla chiesa un peccato, venne scomunicato.

  Per togliere la scomunica che gli pesava adosso, l'amministratore segretamente chiese un altro prestito con il quale estinse il debito precedente ed ottene la cancellazione della scomunica. Quando fu sul punto di morte, chiese gli venisse data la comunione, ma allorchè il sacerdote cercò di dargli l'ostia, questa rimase incollata al piattino d'argento sul quale era adagiata e non fu possibile staccarla. Riconoscendo la ragione del prodigio, l'uomo confessò il suo peccato. Ottenne il perdono e potè morire in pace.

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  Puente de Orbigo - Il paso honroso

  Si racconta che nel 1434 Don Suero de Quiñones un nobile e ricco cavaliere cavaliere, si innamorò di una bella dama la quale però rifiutava decisamente la sua mano. Colpito nel suo orgoglio il cavaliere decise di far vedere alla sua amata quanto egli fosse forte e coraggioso compiendo un'impresa che avrebbe fatto parlare di se. Coinvolse dieci suoi amici e con loro decise di lanciare una sfida contro tutti i cavalieri d'europa, affermando che per un mese di seguito avrebbe impedito a chiunque di attraversare il ponte di Orbigo. La notizia si diffuse e oltre ai cavalieri nella sfida vennero coinvolti anche condottieri, soldati in armi e banditi. Il torneo ebbe luogo a partire dal 10 di luglio di quell'anno e terminò il 9 di agosto, ma nessuno riuscì ad attraversare il ponte.

  Grato della vittoria ottenutae dell'orgoglio riscattato, il cavaliere si recò a Santiago a ringraziare il santo per l'aiuto ricevuto e fece dono di un collare d'oro che ancora oggi adorna il busto della statua di San Giacomo (... dice la leggenda). Da allora il ponte venne chiamato "puente del paso honroso" che significa "ponte del passaggio d'onore". Se poi il cavaliere riuscisse ad avere il cuore della bella dama, la leggenda non lo dice .... ma si sa che in quei tempi più che l'amor contava l'onor....

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  Furelos - El Cristo de la mano tendida

  Questo Crocefisso, che non è molto grande (è alto all'incirca 50cm), è dawero unico.

Il Cristo infatti è attaccato alla croce con due soli chiodi: uno che fissa la mano sinistra e l'altro i piedi. La Sua mano destra, invece, è libera ed è tesa verso di te, come se si aspettasse che tu la prendessi. Sa che sei stanco ... di pellegrini ne vede tanti e quindi, vuole darti un po' di sollievo come una mamma quando dà la mano al suo piccolo per aiutarlo a camminare. Poi, siccome lo vedi appeso in modo che i Suoi piedi siano all'altezza dei tuoi occhi, sembra quasi invitare te - e solo te - ad accettare, nel profondo del tuo cuore, se tenderGli o meno la tua mano.

  Racconta la leggenda: In una chiesa, un fedele aveva l'abitudine di confessarsi regolarmente al suo parroco.

Però, le sue confessioni sembravano (come d'altronde tutte le nostre) un po' come un disco rotto: sempre le stesse cosine e sempre lo stesso peccato grave.

"Basta! - gli disse, un giorno, in tono severo il parroco - non devi più prendere in giro il Signore. È l'ultima volta che ti do I'assoluzione per questi peccati ".

Ricordatelo bene!"

  Ma pochi giorni dopo, il penitente era di nuovo là a confessare le sue solite mancanze e il suo solito peccato grave. Il confessore perse davvero la pazienza, s'infuriò e gli disse:

"Ti avevo avvertito: non ti do l'assoluzione così imparerai..."

  Profondamente awilito e colmo di vergogna, il povero uomo si alzò in silenzio. Guardò il crocefisso che, appeso al muro, troneggiava sopra il confessionale e, proprio in quell'istante, lo vide animarsi e dire al sacerdote:

"Io ho dato la mia vita per questo mio figliolo, perciò se tu non lo assolvi, lo assolverò io". Poi, con immenso stupore, lo vide staccare il braccio destro dal legno della croce e sollevarlo lenlamente per tracciare nell'aria il segno dell'assoluzione dicendo:

"Io ti assolvo da tutti i tuoi peccati, nel nome del Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo".

  Da allora la mano è rimasta staccata dal chiodo della croce e pende verso il basso.

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                                                                       01/05/2012

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